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finanza, tecnologia e innovazione
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Datacenter moving ai tempi del COVID-19

Dal punto di vista infrastrutturale il data center è il cuore del business e rappresenta il cardine della continuità operativa. Supporta le applicazioni aziendali e garantisce il funzionamento 24 ore su 24 dei processi, delle comunicazioni e dei servizi a supporto delle attività aziendali.

Dal punto di vista infrastrutturale il data center è il cuore del business e rappresenta il cardine della continuità operativa. Supporta le applicazioni aziendali e garantisce il funzionamento 24 ore su 24 dei processi, delle comunicazioni e dei i servizi a supporto delle attività aziendali.

Negli ultimi 6 mesi, compresi i 3 di lockdown dovuti alla pandemia COVID-19, Dock ha portato a termine una complessa attività di migrazione verso i nuovi datacenter del gruppo IBM; attività per la maggior parte svolta remotamente in modalità smart working.

Non è la prima volta che cambiamo data center, ma questa volta lo abbiamo fatto in soli 6 mesi, apportando in alcuni casi profonde modifiche al cuore del sistema stesso, lavorando in contemporanea ad altri progetti sfidanti e nel bel mezzo di una crisi sanitaria mondiale che ci ha costretto a modificare profondamente la nostra modalità di lavoro” – spiega Enrico Casella, Manager Infrastrutture per Dock Joined in tech – “Una casa solida, completamente rinnovata in tutte le sue componenti hardware che a breve diventerà ancora più capiente ed efficiente”.

Il progetto comprendeva il rinnovo hardware completo di tutti i server, di tutti gli storage, dei mainframe, l’installazione e configurazione dei software e della rete; Il moving logico di server e dati per un totale di circa 2200 TB. Il rinnovo e setup completo di tutta l’infrastruttura network dei datacenter con moving dei servizi; 28 swicth, 10 router, 4 firewall, linee MPLS e vari altri apparati di sicurezza e network.

Inoltre una completa trasformazione del servizio di backup, su nuova infrastruttura Spectrum Protect, standardizzando la piattaforma in un unico prodotto; la predisposizione del sito di Disaster Recovery e la migrazione di 25 software di terze parti a software IBM, tra cui in ambito mainframe la migrazione da ACF2 a RACF.

Questi solo alcuni numeri e dettagli del progetto di migrazione che in 6 mesi ha coinvolto quasi 200 persone, personale Dock, IBM e fornitori esterni.

Abbiamo dato prova di una straordinaria coesione tra team applicativi e infrastrutturali, team di progetto e team di gestione del servizio, che ci ha portato, in un tempo che possiamo definire breve per questo tipo di progetti, a spostare i servizi di due Data Center (primario e secondario) e a trasformare alcune componenti significative del servizio” – afferma Paola Maranzana, responsabile dei progetti di Transizione e Trasformazione per DOCK Joined in tech – “Si tratta di un risultato eccezionale, di cui tutti ci sentiamo profondamente orgogliosi”.

 

a cura di Alessandro Zonin, Chief Marketing Officer Dock Joined in tech

@AlessandroZonin

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